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Se per vacanza, svago o trasferta di lavoro ti trovi in una delle città coperte dal nostro servizio e hai necessità di un servizio di Pet Sitting per il tuo animale domestico durante la tua assenza, puoi usufruire del nostro innovativo servizio di Travel Dog Sitting.

I nostri Pet Sitter si prenderanno cura del tuo amico a 4 zampe, direttamente in albergo o davanti al luogo in cui non è ammesso (musei, parchi divertimento, locali, stadi, auditorium, ecc.).

Il servizio è personalizzabile in base ad ogni esigenza e richiesta.

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Cosa visitare a Milano?

L’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, che costituisce la “casa della musica” dell’Orchestra Sinfonica e Coro di Milano Giuseppe Verdi, è uno dei principali poli culturali della città di Milano. L’Auditorium nasce dalla ristrutturazione del Cinema Teatro Massimo, grazie all’intervento dell’imprenditore Agostino Liuni su progetto della Studio Marzorati. La platea è sagomata “a cucchiaio”, e sopra la sala sovrasta la galleria a gradinate con la sua balaustra curvilinea. Il soffitto è contraddistinto da travature reticolari a vista in cemento armato, che si dispongono a raggiera verso il boccascena con una configurazione suggestiva. L’Auditorium si distingue per una eccellente acustica ottenuta con pannelli in legno di pero diversamente curvati. La capienza è di 1250 posti.

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Dal sito ufficiale

La Biblioteca Ambrosiana, fondata dal cardinale Federico Borromeo il 7 settembre 1607 ed inaugurata l’8 dicembre 1609, fu tra le prime a consentire l’accesso a chiunque fosse in grado di leggere e scrivere.

Venne concepita dal fondatore come un centro di studio e di cultura: egli volle infatti che fiorissero in essa altre istituzioni come il Collegio dei Dottori (1604), la Pinacoteca (1618), l’Accademia del Disegno (1620).
Ricca di oltre un milione di stampati (tra cui migliaia di incunaboli e cinquecentine), quasi quarantamila manoscritti (tra cui il celeberrimo Codice Atlantico e alcuni tra i più importanti manoscritti esistenti al mondo) in italiano, latino, greco, arabo, siriaco, etiopico, copto, cinese (e molte altre lingue), dodicimila disegni (di Raffaello, Pisanello, Leonardo e altri illustri maestri), ventiduemila incisioni e altre rarità (mappe antiche, manoscritti musicali, pergamene e papiri), la biblioteca si presenta come una delle più importanti a livello mondiale.

La Pinacoteca Ambrosiana fu istituita nell’aprile del 1618, quando il Cardinale Federico Borromeo donò la sua collezione di dipinti, statue e disegni alla Biblioteca Ambrosiana, da lui stesso fondata nel 1607.

All’interno del percorso espositivo della Pinacoteca, articolato in 24 sale, si possono ammirare alcuni dei più straordinari capolavori di tutti i tempi, come il Musico di Leonardo, la Canestra di frutta di Caravaggio, il Cartone preparatorio per la Scuola di Atene di Raffaello, l’Adorazione dei Magi di Tiziano, la Madonna del Padiglione di Botticelli e gli splendidi Vasi di fiori di Jan Brueghel.
Oltre a opere di epoca rinascimentale, il museo annovera tra le sue collezioni importanti autori del Seicento lombardo (Morazzone, Giulio Cesare Procaccini, Daniele Crespi e Carlo Francesco Nuvolone), del Settecento (Giandomenico Tiepolo, Fra Galgario, Francesco Londonio), e un notevole nucleo di autori ottocenteschi e del primo Novecento (Andrea Appiani, Francesco Hayez, Mosè Bianchi, Emilio Longoni…).

ACCADEMIA
Un Crocevia di studio e dialogo

Situata nel cuore di Milano e dell’Europa, l’Accademia Ambrosiana è l’ultima erede del lungimirante progetto di Federico Borromeo: essa è stata infatti costituita dal cardinale Dionigi Tettamanzi con l’approvazione del nuovo Statuto il 20 marzo 2008. Coordinata dal Collegio dei Dottori, ha come scopo di fare dell’Ambrosiana una moderna agorà, ovvero un luogo dedicato a promuovere l’incontro e il dialogo tra diversi popoli e culture, un crocevia tra Nord e Sud, tra Est ed Ovest.
Gli Accademici – affermati studiosi e promettenti ricercatori – lavorano per studiare, custodire e promuovere lo straordinario patrimonio culturale dell’Istituzione attraverso convegni internazionali – i cosiddetti Dies Academici a cadenza annuale –, pubblicazioni e scambi che mirano a costituire una comunità scientifica di livello mondiale.

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Appena fuori il centro storico di Milano si erge il Castello Sforzesco, una grande fortificazione del XV secolo voluta da Francesco Sforza, all’epoca Signore della città, e costruita sulle rovine di una precedente fortezza medievale. Durante i secoli, il Castello ha avuto molti padroni, tanti quanti i governi che si sono succeduti nella storia di Milano prima dell’Unità d’Italia. Non solo famiglie milanesi come gli sforza, ma anche importantissimi governatori stranieri, come l’Imperatore Carlo V e Napoleone Bonaparte.
Soprattutto all’inizio del XX secolo, i milanesi avevano sentimenti contrastanti nei confronti del Castello: nel corso dei secoli, infatti, da simbolo della città era diventata la base militare di molti eserciti invasori, che avevano attaccato i cittadini anche sparando dalle torri della fortezza, come per esempio accadde nel 1848 durante la ribellione dei milanesi contro gli austriaci Asburgo (le famose Cinque Giornate di Milano). Alla fine si decise di non distruggere l’edificio e di ristrutturarlo per portarlo alla forma dell’epoca degli Sforza. Dopo un ulteriore restauro dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, il Castello divenne la sede della Galleria d’Arte Moderna (fino al 1920) e della Scuola Superiore d’Arte applicata all’ingegneria (fino al 1999). In seguito, questo vincolo con il mondo artistico ospitando una Pinacoteca, dove puoi ammirare dipinti di prestigiosi pittori, come Tiepolo, Andrea Mantegna, Filippo Lippi, Canaletto, Bronzino, Tintoretto e molti altri.

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La visita al Museo del Duomo è quasi propedeutica a quella alla Cattedrale: un luogo raccolto e silenzioso dove le sculture si possono ammirare da vicino, gustando i colori del marmo e i dettagli di opere d’arte uniche, spesso collocate sul Monumento ad altezze vertiginose.

Il Museo, nonostante racconti una storia di oltre seicento anni, è piuttosto giovane ed è stato protagonista nel corso della sua storia di tre importanti allestimenti. Da sempre collocato nelle sale a piano terra di Palazzo Reale, nel 1953 venne inaugurato con allestimento di Ugo Nebbia, nel 1974 curato da Ernesto Brivio e nel 2013 infine riaperto con allestimento di Guido Canali. Il museo è cresciuto e ha arricchito le proprie sale e le proprie collezioni in rapporto al lavoro paziente di sostituzione delle opere ammalorate che per svariati motivi conservativi e in particolare dopo le vicissitudini della guerra, sono scese dalla Cattedrale.

Il percorso di visita si apre con il Tesoro, di proprietà del Capitolo Metropolitano. Si continua poi raccontando la storia del Duomo attraverso i secoli: le statue, le vetrate, i dipinti, gli arazzi, i modelli architettonici, le terrecotte e i gessi. Tutte testimonianze originali provenienti dal Monumento.

Ciò che emerge è la coralità dell’impresa Duomo, di un lavoro lento e paziente, secolare, di artisti famosi e non, di botteghe che si incrociano parlando lingue diverse, ma che si capiscono e creano con maestria la decorazione della Cattedrale.

Ecco l’attualità del Museo del Duomo, che è oggi un luogo vivo, da scoprire, che racconta ogni giorno la storia del Monumento e il lavoro della Veneranda Fabbrica.

Il Museo si rinnova e si racconta attraverso l’attività costante dei Servizi educativi con le scuole, le famiglie e le visite guidate, attraverso le mostre nella rinnovata Sala Gian Galeazzo, attraverso i momenti di approfondimento e di studio.

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La sede di Milano della Fondazione Prada, progettata dallo studio di architettura OMA, guidato da Rem Koolhaas, espande il repertorio delle tipologie spaziali in cui l’arte può essere esposta e condivisa con il pubblico. Caratterizzata da un’articolata configurazione architettonica che combina edifici preesistenti e tre nuove costruzioni (Podium, Cinema e Torre), è il risultato della trasformazione di una distilleria risalente agli anni dieci del Novecento.

Nel progetto di OMA coesistono quindi due dimensioni: l’opera di conservazione e l’ideazione di una nuova architettura che, pur rimanendo distinte, si confrontano in un processo di continua interazione. Situato in Largo Isarco, nella zona sud di Milano, il complesso si sviluppa su una superficie totale di 19.000 m2.

La Torre segna il completamento della sede di Milano. L’edificio, alto 60 metri, è realizzato in cemento bianco strutturale a vista. Ciascuno dei nove piani della Torre offre una percezione inedita degli ambienti interni attraverso una specifica combinazione di tre parametri spaziali: pianta, altezza e orientazione. Metà dei livelli si sviluppa infatti su base trapezoidale, gli altri su pianta rettangolare. L’altezza dei soffitti, crescente dal basso all’alto, varia dai 2,7 metri del primo piano agli 8 metri dell’ultimo livello. Le facciate esterne sono caratterizzate da una successione di superfici di vetro e cemento, che attribuiscono così ai diversi piani un’esposizione alla luce sul lato nord, est o ovest, mentre l’ultima sala espositiva è dotata di luce zenitale. Il lato sud della Torre presenta una struttura diagonale dentro la quale si inserisce un ascensore panoramico.

Come sostiene Rem Koolhaas: “Il progetto della Fondazione Prada non è un’opera di conservazione e nemmeno l’ideazione di una nuova architettura. Queste due dimensioni coesistono, pur rimanendo distinte, e si confrontano reciprocamente in un processo di continua interazione, quasi fossero frammenti destinati a non formare mai un’immagine unica e definita, in cui un elemento prevale sugli altri. Vecchio e nuovo, orizzontale e verticale, ampio e stretto, bianco e nero, aperto e chiuso: questi contrasti stabiliscono la varietà di opposizioni che descrive la natura della nuova Fondazione. Introducendo numerose variabili spaziali, la complessità del progetto architettonico contribuisce allo sviluppo di una programmazione culturale aperta e in costante evoluzione, nella quale sia l’arte che l’architettura trarranno beneficio dalle loro reciproche sfide”.

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Il progetto del Museo delle Culture ha origine negli anni 1990 quando il Comune di Milano acquista la zona ex industriale dell’Ansaldo per destinarla ad attività culturali. Le fabbriche dismesse, veri e propri monumenti di archeologia industriale, sono state trasformate in laboratori, studi e nuovi spazi creativi. In questo scenario il Comune di Milano progetta un polo multidisciplinare dedicato alle diverse testimonianze e culture del mondo, sede espositiva delle civiche Raccolte etnografiche.
Il Museo delle Culture, concepito in un contesto socio-economico molto diverso dall’attuale, ha dovuto essere ripensato alla luce di una complessità forse non immaginabile alla fine degli anni Novanta.

La vocazione interculturale che lo ha ispirato trova oggi la sua espressione in un progetto capace di rispondere alla chiamata, negli anni sempre più partecipata, del pubblico culturale in un panorama in continua trasformazione per le istituzioni museali, la loro sostenibilità e la loro identità tra ricerca scientifica, testimonianza storica, interpretazione della contemporaneità e visione sul futuro. Il visitatore del Museo delle Culture potrà visitare grandi mostre internazionali declinate attraverso i diversi linguaggi artistici, conoscere il patrimonio etno-antropologico delle collezioni del Comune di Milano composte da oltre 7000 opere d’arte, oggetti d’uso, tessuti e strumenti musicali provenienti da tutti i continenti, partecipare a una programmazione di eventi e iniziative a cura delle comunità internazionali presenti sul territorio.

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ll Museo di Storia Naturale è il più antico museo civico milanese ed è oggi il centro delle attività del Giardino delle Scienze, che comprende due grandi laboratori didattici – Paleolab e Biolab – e il Civico Planetario Ulrico Hoepli. Fondato nel 1838 con la donazione delle collezioni naturalistiche di Giuseppe De Cristoforis e Giorgio Jan, è la prima architettura museale italiana, costruito tra il 1892 e il 1907 su progetto dell’architetto Giovanni Ceruti e ispirato ai grandi musei naturalistici europei della seconda metà dell’Ottocento.

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L’Ultima Cena occupa l’intera parete settentrionale del refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, che era il luogo dove i frati si incontravano per mangiare, pregare e meditare durante i loro pasti.
Sin dal Trecento, nella tradizione toscana dalla quale Leonardo attinge, questo luogo è indicato anche col termine Cenacolo che, dai primi del Cinquecento, è usato pure per designare la raffigurazione pittorica dell’ultima cena che, generalmente, ornava tali ambienti.

La storia ha separato dal suo contesto originario un ambiente che era fortemente inserito nella vita quotidiana del convento ed il percorso che oggi seguiamo per raggiungerlo ci permette solo in parte , di comprenderne il legame con il resto della costruzione. Lungo il percorso che porta al refettorio, nel primo corridoio, restano vasti frammenti di affreschi della metà del Seicento, raffiguranti una scena di martirio, forse l’episodio dei 49 domenicani uccisi a Sandomierz. Il secondo tratto affaccia invece sul chiostro dei Morti, così detto perché un tempo ospitò le sepolture dei frati.

Ludovico Sforza, detto il Moro, aveva creato a Milano una corte molto attiva, frequentata da artisti, intellettuali e musicisti. Tra il 1478 e il 1482 arrivarono a Milano Donato Bramante e Leonardo da Vinci, giunto da Firenze. I due artisti, tra i più importanti del Rinascimento italiano, si incontrarono proprio qui, nel Convento di Santa Maria delle Grazie, per dare vita a uno dei complessi monumentali più straordinari della storia dell’arte italiana.

Leonardo arrivò a Milano nel 1482, dopo essersi presentato al signore della città con una lunga lettera nella quale elencava le proprie abilità di pittore, musicista, ingegnere militare e architetto, e rimase alla corte di Ludovico fino al 1499. Fu impiegato come artista, inventore di sorprendenti spettacoli e scenografie ma anche come ingegnere e scultore.
Risalgono a questo periodo gli studi sui sistemi per il controllo delle acque dei Navigli, il ritratto di Cecilia Gallerani, la favorita di Ludovico, noto come La dama con l’Ermellino (oggi conservato a Cracovia), e il progetto per il Monumento equestre a Francesco Sforza, padre di Ludovico il Moro, che tuttavia Leonardo non riuscì a realizzare. Rimase incompiuta anche la decorazione della Sala delle Asse nel Castello Sforzesco.

Alla fine del secolo Ludovico Sforza volle fare di Santa Maria delle Grazie un luogo di celebrazione del proprio potere e il mausoleo di famiglia. Per questo il duca finanziò importanti commissioni nel complesso, come la ristrutturazione della tribuna della chiesa, che affidò a Donato Bramante. La decorazione del refettorio del convento fu invece affidata a Leonardo da Vinci, al quale Ludovico richiese una rappresentazione dell’Ultima Cena di Cristo tra i dodici apostoli.

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Il Museo del Novecento, all’interno del Palazzo dell’Arengario in piazza del Duomo, espone più di trecento opere selezionate tra le oltre quattromila opere di arte italiana del XX secolo.

Il museo – inaugurato al pubblico il 6 dicembre 2010 – nasce con l’intento di diffondere la conoscenza dell’arte del Novecento e di consentire una migliore e più ampia visione delle collezioni che Milano ha ereditato nel tempo. Accanto all’attività espositiva, il museo è impegnato nell’opera di conservazione, studio e promozione del patrimonio culturale e artistico italiano del XX secolo con l’obiettivo di coinvolgere un pubblico ampio e trasversale.

Proiettato verso la città, il museo si snoda intorno a più fulcri. La Collezione Permanente ripercorre le tappe principali della storia dell’arte contemporanea intrecciando il criterio cronologico con un’interpretazione critico-tematica. Il racconto si apre con la Galleria del Futurismo, cui si accede dalla grande rampa a spirale all’interno della struttura che introduce alla visita e continua, al quarto e quinto piano, con il periodo compreso dagli anni venti agli anni cinquanta per arrivare in Sala Fontana dove l’installazione luminosa dell’artista abbraccia simbolicamente la città. Il percorso chiude con le sale dedicate all’arte tra gli anni sessanta e gli anni ottanta.

Riflesso diretto del vivace fermento culturale di Milano, la Raccolta Civica di opere si è formata negli anni grazie alla generosità e alla passione dei milanesi per il collezionismo. Dalla nascita del museo, artisti, collezionisti e mecenati partecipano attivamente nella crescita del patrimonio, ampliandolo fino alle espressioni del contemporaneo.

Oltre al bookshop e il ristorante, luoghi di relax e di incontro, è stato inaugurato FORUM900, l’area del museo dedicata a talk e presentazioni di libri che ospita l’esposizione delle opere d’arte contemporanea della Collezione ACACIA, donate dall’Associazione al Museo a partire dal 2015.

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Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci ha sede a Milano; aperto nel 1953, con i suoi 50.000m² complessivi è il più ampio museo tecnico-scientifico in Italia e uno dei maggiori in Europa. Possiede la più grande collezione al mondo di modelli di macchine realizzati a partire da disegni di Leonardo da Vinci. È visitato da oltre 500.000 persone all’anno.

Le collezioni contano 19.000 beni storici e includono testimonianze rappresentative della storia della scienza, della tecnologia e dell’industria italiane dal XIX secolo ai giorni nostri. Nei suoi 14 laboratori interattivi si svolgono attività che seguono il metodo educativo basato sull’educazione informale. Il museo collabora con i principali musei scientifici europei e mondiali e dal 2003 è membro di ECSITE (European Collaborative for Science, Industry and Technology Exhibitions).

Il museo è dal 2000 una fondazione di diritto privato, i cui soci fondatori sono il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; i partecipanti sostenitori sono Regione Lombardia, Comune di Milano, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Milano; le principali università milanesi fanno parte del consiglio scientifico.

Il museo è collocato in via San Vittore 21 nell’antico monastero di San Vittore al Corpo, a fianco alla chiesa omonima, nelle vicinanze del luogo dove Leonardo possedeva alcuni terreni coltivati a vigna, all’epoca appena fuori le mura cittadine. È anche non lontano dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove si trova il celebre Cenacolo, e dalla Basilica di Sant’Ambrogio.

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Primo Stabile pubblico in Italia, il Piccolo Teatro di Milano è stato fondato il 14 maggio 1947 da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi con il desiderio di dare vita a un Teatro inteso come servizio pubblico: un’istituzione necessaria e a vantaggio di tutta la cittadinanza. “Teatro d’Arte per Tutti” è il motto, nonché il principio identitario, che accompagna il Piccolo dalla sua nascita e che tuttora ne riassume la missione: portare in scena spettacoli di qualità indirizzati al pubblico più ampio possibile.

Sostenuto dallo Stato e dagli enti locali – in primo luogo dal Comune di Milano e da Regione Lombardia – il Piccolo è oggi composto da tre sale: la sede storica di via Rovello, ribattezzata Teatro Grassi, è situata all’interno di Palazzo Carmagnola e comprende dal 2009 – grazie a un progetto di restauro che lo ha restituito alla città – anche il magnifico chiostro rinascimentale intitolato oggi a Nina Vinchi; il Teatro Strehler è la sede principale, progettata da Marco Zanuso e inaugurata nel gennaio 1998 sulle note del Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, ultima regia del grande regista; il Teatro Studio Melato, spazio sperimentale dedicato all’attrice Mariangela Melato e ricavato dall’ottocentesco Teatro Fossati, riaperto al pubblico nel 1986. Nello stesso edificio si trova anche la Scuola di Teatro Luca Ronconi, fondata da Giorgio Strehler nel 1987 e attualmente diretta da Carmelo Rifici.

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Il Teatro alla Scala viene costruito sulle ceneri del Teatro Ducale nel 1776 per volontà dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria, e inaugurato nel 1778 con Europa riconosciuta di Antonio Salieri. Il nome deriva dal luogo sul quale il teatro viene edificato, su progetto dell’architetto neoclassico Giuseppe Piermarini: il sito della chiesa di Santa Maria alla Scala.

Nel 1812, con l’avvento di Rossini (La pietra del paragone), la Scala diventa il luogo deputato del melodramma italiano, della sua evoluzione lungo un secolo e della sua tradizione esecutiva fino ai nostri giorni. Le coreografie di Salvatore Viganò (1769-1868) e di Carlo Blasis (1795-1878) estendono il primato artistico del Teatro al balletto.

Fra il 1822 e il 1825 con Chiara e Serafina di Gaetano Donizetti (1797-1848) e Il pirata di Vincenzo Bellini (1801-1835) inizia una nuova stagione del melodramma italiano.

Nel 1839, Oberto, Conte di San Bonifacio apre l’era di Giuseppe Verdi (1813-1901), il compositore che più di ogni altro è legato alla storia della Scala; il trionfo di Nabucco (1842), per il forte sentimento patriottico che suscita nella Milano attraversata dai fermenti del nascente Risorgimento italiano, rafforza le radici popolari del melodramma stesso e ne identifica l’immagine con la Scala.

Dal 1951, per iniziativa di Victor De Sabata, la Stagione della Scala si apre il 7 dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, patrono di Milano. Di qui, in parte, il valore simbolico e anche extramusicale della serata.

In parallelo alla stagione dei direttori, fiorisce quella delle grandi voci (Maria Callas, Renata Tebaldi, Leyla Gencer, Giulietta Simionato, Mirella Freni, Shirley Verrett, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano, Carlo Bergonzi, Luciano Pavarotti, Placido Domingo, Nicolai Ghiaurov, Piero Cappuccilli), dei grandi registi (Luchino Visconti, Franco Zeffirelli, Pier Luigi Pizzi, Luca Ronconi), dei grandi coreografi e ballerini (Leonide Massine, George Balanchine, Rudolf Nureyev, Carla Fracci, Luciana Savignano).

Nel 1965, Claudio Abbado debutta alla Scala con la Seconda Sinfonia di Mahler. Nel 1968 diviene Direttore Musicale dell’Orchestra e nel 1972 Direttore Musicale del Teatro, del quale assumerà anche la Direzione Artistica nel 1977-79. Tre anni più tardi, fonda anche la Filarmonica della Scala, sul modello dei Wiener. Fino al 1986, anno del suo congedo dalla Scala, esegue fra l’altro Il barbiere di Siviglia, La Cenerentola, L’Italiana in Algeri, Il viaggio a Reims di Rossini, Simon Boccanegra, Macbeth, Aida, Don Carlo, Un ballo in maschera di Verdi, Boris Godunov di Musorgskij, Wozzeck di Berg, Lohengrin di Wagner, Pelléas et Melisande di Debussy. A Berg, Stravinskij e Musorgskij dedica cicli e convegni di studi.

Nel 1986 Riccardo Muti assume la direzione musicale del teatro. Dal 1989 al 1998 riporta in scena le opere più amate di Verdi, Rigoletto, La traviata, Macbeth, La forza del destino, Falstaff e Don Carlo; dirige la trilogia italiana di Mozart-Da Ponte, oltre a Idomeneo e La clemenza di Tito; affronta il Wagner di Parsifal e della Tetralogia, Fidelio di Beethoven, quattro opere di Gluck, Lodoïska di Cherubini, La donna del lago di Rossini, Nina, ossia la pazza per amore di Paisiello.

Nel 1983 Giulio Bertola succede a Romano Gandolfi nella direzione del Coro e nel 1991 arriva Roberto Gabbiani. Nel 2000 è nominato Bruno Casoni.

Nel 1997 la Scala si trasforma in Fondazione di diritto privato, aprendo una decisiva fase di modernizzazione.

Fra il gennaio 2002 e il dicembre 2004 la Scala affronta il più profondo intervento di restauro dell’edificio storico, e di modernizzazione del palcoscenico, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Per due anni il teatro degli Arcimboldi, nel quartiere decentrato della Bicocca, sorto sull’area industriale della Pirelli, diventa il palcoscenico della Scala. Il 7 dicembre 2004 Riccardo Muti inaugura la Scala restaurata con Europa riconosciuta di Salieri, l’opera che aveva battezzato il teatro nel 1778. Nella primavera del 2005 Riccardo Muti lascia dopo diciannove anni la direzione musicale.

Nel maggio dello stesso anno Stéphane Lissner, primo non italiano nella storia della Scala, assume la Sovrintendenza e la Direzione artistica del teatro. Il 7 dicembre 2005, nei 250 anni della nascita di Mozart, la stagione viene inaugurata da Idomeneo, direttore Daniel Harding. La Stagione 2006-2007 vede il ritorno, il 7 dicembre, di Aida, con Riccardo Chailly sul podio, e l’inizio delle celebrazioni toscaniniane, nei 50 anni dalla morte.

Il 7 dicembre 2007 è Tristan und Isolde, diretta da Daniel Barenboim, ad aprire la stagione e a segnare l’inizio di una stretta collaborazione fra il Maestro argentino-israeliano e il Teatro alla Scala. Nel 2008, Don Carlo di Verdi, direttore Daniele Gatti.

Nel corso delle ultime tre stagioni la Scala aumenta costantemente la propria attività: dalle circa 190 alzate di sipario, prima del nuovo palcoscenico, si raggiunge il numero stabile di 284, fra opera, balletto, concerti, attività in sede e fuori sede. Con questa offerta di musica, grazie alla ristrutturazione e alla modernizzazione della macchina scenica, la Scala persegue l’idea di un teatro di qualità che mira a una sintesi fra il teatro cosiddetto di “stagione” e il teatro di “repertorio”.

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Il Teatro Dal Verme appartiene al Comune e alla Provincia di Milano ed è gestito dall’aprile 2001 – anno della sua riapertura – dalla Fondazione I Pomeriggi Musicali. È palcoscenico di riferimento per le maggiori produzioni nazionali ed europee; è la sede prediletta per la realizzazione di Convegni e Congressi internazionali, Festival di Letteratura, Arte, Cinema e Filosofia; è spazio aperto per gli incontri con i più alti esponenti della società, della politica e della scienza mondiali.

Il Dal Verme è la sede dell’attività sinfonica della storica Orchestra I Pomeriggi Musicali, ed è il luogo di una programmazione molto articolata ed eterogenea che apre Milano su un vastissimo panorama musicale che va dal repertorio classico e sinfonico alla scena del rock indipendente, dal jazz alla musica elettronica, dal pop alle maggiori espressioni della musica folk contemporanea internazionale. Il Teatro Dal Verme ha visto calcare le sue tavole – tra gli altri – da Brian Eno, Keith Jarrett, Lou Reed, Philip Glass, Michael Nyman, Laurie Anderson, Paz Vega, Meredith Monk, Diamanda Galas, Youssou N’Dour, Ute Lemper, dagli italiani Zucchero, Claudio Baglioni, Ligabue, Jovanotti, Franco Battiato, Elio e le Storie Tese, Roberto Vecchioni, e da Paolo Fresu, Stefano Bollani, Enrico Rava. Qui hanno presentato in prima assoluta le loro opere compositori come Francesconi, Battistelli, Fedele. Qui hanno tenuto le loro lectio magistralis registi come Wim Wenders, Aleksandr Sokurov, William Friedkin, Jane Champion, George A. Romero, Ermanno Olmi, Luciano Emmer. Interminabili code davanti al teatro hanno atteso le letture di Umberto Eco, le riflessioni di Bernard Henry-Levy e di Massimo Cacciari, gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, le interpretazioni di Tony Servillo, le testimonianze di Elie Wiesel e Muhammad Yunus. Indimenticabili le serate di poesia con Alda Merini e quelle popolate dai racconti di Fernanda Pivano, Alessandro Baricco, Antonio Scurati, Erri De Luca, Michael Cunningham, Hanif Kureishi, John Coetzee.

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Nato nel 1872 con il nome di Teatro della Commedia e intitolato l’anno successivo ad Alessandro Manzoni a seguito della sua scomparsa, il Teatro Manzoni rappresenta un punto fermo nella vita culturale milanese e italiana.

Collocato nel centro di Milano, nel cuore del quadrilatero della moda, a poca distanza da via Montenapoleone e Piazza della Scala, il Teatro è stato concepito con la sua attuale struttura nel 1950. Gli ampi spazi dell’atrio, l’elegante foyer e la sala teatrale sono l’esito della collaborazione con alcuni tra i più importanti artisti dell’epoca.

Dal 1978 è parte del Gruppo Fininvest il quale, intervenuto per preservare la storica sala dalla trasformazione in spazio commerciale, contribuisce da oltre 40 anni a sostenerne l’attività consolidandone identità, immagine ed offerta.

Il tratto distintivo del Manzoni è quello di saper offrire al proprio pubblico i diversi registri della recitazione: dalla prosa alla comicità, dalla commedia brillante al teatro classico dei grandi autori, senza tralasciare le proposte per il pubblico delle famiglie e dei bambini, le discipline artistiche legate al linguaggio del corpo e la musica.

La storia del Teatro si intreccia da 150 anni con quella di Milano, una città sempre pronta ad affrontare il futuro con ottimismo e spirito di iniziativa. Al Manzoni quello spirito non è mai mancato e si rinnova ogni sera, quando il sipario si apre e si ripropone la grande magia del teatro.

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Stage Entertainment arriva in Italia nel 2007 con il chiaro obiettivo di replicare il modello di business presente in Olanda, Germania, Francia, Russia, UK, US e Spagna, ideato da Joop Van den Ende fondatore della multinazionale olandese www.stage-entertainment.com, ovvero produrre musical “first class” sul modello americano e tenerli in scena, presso lo stesso teatro, per molti mesi/anni; modello fortemente consolidato a Broadway e nel West End londinese e denominato “long running show”.

Dopo un grandissimo successo di pubblico e critica, grazie a produzioni come “La Bella e la Bestia“, “Mamma mia!“, “Sister Act“, “La febbre del sabato sera” e “Flashdance“, Stage Entertainment decide di ringraziare e premiare il suo fedele pubblico, ampliando l’offerta artistica a 360°. Dalla stagione 2013 / 2014, ai grandi musical si aggiungono spettacoli di prosa, cabaret, danza e i live show dal respiro internazionale.

Il punto d’orgoglio che Stage Entertainment si attribuisce, è di aver avvicinato negli anni, attraverso le proprie produzioni di facile comprensione, molti nuovi spettatori al teatro. Il “fare cultura”, per Stage Entertainment, ha come principale obiettivo quello di abbattere le barriere d’ingresso psicologiche che spesso il teatro si trova a dover gestire con i propri potenziali nuovi spettatori.

Passare una serata in un teatro Stage Entertainment è divertente e facile per tutti, poiché gli spettacoli rappresentati sono principalmente trasposizioni teatrali di film di grande successo, favole amatissime o commedie divertenti. Parlando in cifre: dal 2009, anno di debutto de “La Bella e la Bestia“, il Teatro Nazionale ha accolto circa 1,5 milioni di spettatori, di cui il 25% non era mai stato in un teatro prima.

Questo primo risultato raggiunto, rappresenta il punto di partenza sul quale costruire gli impegni futuri di Stage Entertainment Italia: spettacoli di qualità per ogni tipo di pubblico.

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